Marianne Brandt: la donna della Kandem

Marianne Brandt: la donna della Kandem

Quando fu fondata, nel 1919, la scuola della Bauhaus era un punto di riferimento fondamentale per tutti i movimenti d’innovazione nel campo del design e dell’architettura, ed era anche considerata un modello di educazione omogenea, dove uomini e donne studiavano insieme. Eppure, mentre i nomi di alcuni dei suoi insegnanti come Paul Klee e Wassily Kandinsky risuonano nell’immaginario di tutti, quelli di Gunta Stölzl e Benita Otte dicono poco o nulla a chi non s’interessa di storia dell’arte o design.

Le donne che chiedevano di frequentare la scuola venivano ammesse per lo più alle sezioni di decorazione o di tessitura, con qualche rara eccezione. Nel 1924, a varcare la soglia dell’officina di lavorazione metalli, diretta dall’ungherese László Moholy-Nagy, c’era una giovane dai capelli castani, brillante e caparbia: Marianne Brandt. Se ancora il suo nome non vi dice nulla, probabilmente conoscerete qualcuna delle sue creazioni, come la teiera in argento ed ebano o i posacenere, ancora oggi prodotti da Alessi.

In soli due anni, Marianne Brandt divenne prima assistente di Moholy-Nagi, poi titolare del laboratorio di metallurgia. Durante questo periodo, avviò la produzione su larga scala degli oggetti concepiti all’interno della scuola, stipulando contratti con numerose aziende tedesche, e concentrò la maggior parte dei suoi sforzi nella progettazione di soluzioni d’illuminazione.

Tra le sue creazioni più note c’è la ME78B, una lampada a sospensione elegante, regolabile in altezza mediante un sistema di contrappesi e carrucole, innovativo per l’epoca. La lampada ebbe un tale successo che Walter Gropius, il direttore della scuola, ne volle una nella sua sala da pranzo. Niente male per la giovane designer riuscire a conquistare la stima di un uomo che considerava le rappresentanti del “gentil sesso” in grado di ragionare soltanto in due dimensioni.

A interessare Marianne Brandt era soprattutto l’illuminazione d’accento, quella mirata a facilitare il lavoro di precisione o la scrittura. Nel 1926, insieme al suo allievo Hin Bredendieck realizzò una lampada in alluminio a stelo corto, fissata alla base mediante un giunto sferico con cui regolare facilmente la direzione della luce. Era nata la Kandem, una delle lampade più iconiche di sempre. La sua produzione fu affidata alla Körting & Mathiesen di Lipsia e, in seguito, i due designer ne realizzarono anche una variante a stelo lungo e base modificata.

Qualche anno prima, la Brandt aveva firmato un altro dei progetti più rappresentativi della Bauhaus di quegli anni, quello della lampada Globo, diventata un caposaldo dell’illuminazione moderna e oggi prodotta, in diverse varianti, da Tecnolumen.



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